Nell’articolo di Martini sono esaminati - alla luce di un approccio alla conoscenza, alla cura, all’aver cura ed alla relazione terapeutica, mediante il metodo della complessità - le differenze principali e gli elementi in comune tra psichiatria e psicoanalisi. Rispetto al riferimento affermato, ma soltanto evocato, alla Evidence Based Medicine, Martini condivide l’opinione del dr. David Sackett, uno dei fondatori dell’EBM, che l’ha definita come ”l’uso coscienzioso, esplicito e giudizioso delle attuali migliori evidenze nell’assumere decisioni nell’assistenza dei singoli pazienti”(1). “Comporta il combinare le evidenze sperimentali migliori disponibili con l’esperienza clinica e i valori dei pazienti….Nessuna delle due opzioni, da sola, è sufficiente.”(2)
Si tratta di una posizione etica, scientifica e professionale, tanto più importante in un settore, come quello della salute mentale, dove i diritti del malato spesso non sono stati considerati, e spesso non lo sono tuttora, pari a quelli di tutti gli altri cittadini. La posizione di garanzia dello psichiatra, impropriamente evocata rispetto ai contenuti dell’articolo, è la stessa posizione di garanzia di tutti gli operatori sanitari non psichiatrici. Tutti portatori “ex lege” di una posizione di garanzia, espressione dell’obbligo di solidarietà costituzionalmente imposto dagli articoli 2 e 32 della Costituzione italiana, nei confronti dei malati, la cui salute essi devono tutelare contro qualsivoglia pericolo che ne minacci l’integrità.
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